Associazione Diritti Umani Violati dai Poteri Forti

La Storia di Maria 

FIRENZE - Una madre, due bambini che ieri sono tornati a casa, un’associazione che è riuscita a ricostruire la vita e la speranza di una donna che non ha mai smesso di lottare per riottenere i suoi figli. La storia di Maria, una madre coraggio che è riuscita a cambiare un’esistenza di disagio e disperazione, sotto la spinta folle, assoluta, di riottenere indietro quei due piccoli che erano stati affidati prima a un istituto, poi a una famiglia, ha qualcosa di epico. Circa quattro anni fa, Maria infatti versava nel più completo degrado: tre figli, di cui il maggiore affidato alla sorella, senza casa, senza lavoro, e, per accanimento della sorte, segnata da un handicap insidioso: sorda dalla nascita, e dunque anche muta. Una situazione in cui è impossibile far crescere due bambini, e a cui il tribunale dei minori pone rimedio, affidando i bimbi a un istituto. Ed è da questo punto che comincia l’incredibile storia di Maria. Si rivolge all’associazione per i diritti umani violati dai poteri forti,  e al suo presidente, Antonella Triolo. Un incontro fra donne, fra madri, che ha subito un conseguenza: la Triolo capisce al volo la situazione, e, coadiuvata dal legale dell’associazione stessa, l’avv. Bianchi, comincia un paziente lavoro di riucitura fra Maria e i servizi sociali. Sospetto, ostilità, disperazione da parte della disabile rendono i primi passi particolarmente difficili. La madre non ha perdonato infatti la separazione dai due bimbi piccini, e nel suo particolare stato di disabilità, reagisce in un modo che agli operatori sembra aggressivo, violento: urla, si aggrappa, cerca di farsi intendere. E sarà solo il parere di un autorevole psichiatra che metterà le cose in chiaro: Maria non è aggressiva, vuole solo comunicare al mondo la sua disperazione, la sua pena. E lo fa con l’unico mezzo che ha a disposizione: lei, che è sorda, non ode le sue grida; lei, che è muta, non avverte che non sta parlando, solo urlando. Ma tutto cambia quando è con i bimbi: infatti, loro comprendono perfettamente la madre, tanto da trasformarsi in incantevoli interpreti della sua disperazione. Così, comincia la trafila: Maria accetta di sottoporsi a un percorso, di ricevere aiuto. Attraverso l’associazione, ottiene un lavoro; attraverso il comune, una casa. Intanto i bambini, presso la famiglia affidataria, continuano chiedere quando torneranno dalla madre. I progressi, lenti ma continui, diventano evidenti, e sono tali da convincere il giudice: Maria può riottenere i sui figli. Sarà coadiuvata dai volontari dell’associazione, che si occuperanno dei bimbi, attualmente di 6 e 9 anni, nei momenti in cui Maria deve lavorare, ma anche del tempo libero e degli studi dei piccini. E ieri, con una festa nella sede dell’associazione, i figli sono tornati dalla madre. Una madre, che, per amore, è riuscita a capovolgere la sua vita.